15 Feb 2011

Apparentemente appare un gesto inconsulto

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Il tempo regala le idee che incanalate nel verso giusto sprigionano eccezionali convinzioni atte a condurre su direzioni che neanche sotto tortura avrei mai intrapreso. Le cosiddette idee malsane sono quelle che più attraggono, e non perchè la nostra scelta avviene in momenti un pò strani, ma semplicemente perchè ci lasciamo dettare dall’istinto.
E’ da qualche tempo che ho preso una decisione alquanto importante. Mi rendo conto che da anni faccio certe cose del  tipo che rientrano nella norma direbbe la maggior parte della gente, come il fatto che vivo da sola con il mio gatto, che  ho uno stipendio grazie al mio lavoro, che ho un’automobile usata, che ” ho un ragazzo “  [oltre che virgolettata quest'ultima considerazione va decisamente fornita di punto di domanda]


Ovviamente l’ordine cronologico varia a seconda delle fasi della mia vita. Per esempio in questo periodo una di queste cose elencate è senza dubbio assente.  Si tratta dell’ultima in ordine cronologico, ahimè.
Ma questo è chiaro a tutti da tempo ormai. Sono single e un pò mi secca esserlo. Non che mi mancano i corteggiatori, affatto, è che capita che sono lì, lì per fare il passo di concedere il mio cuore che improvvisamente sento uno scricchiolio che mi fa intendere che non è cosa. E così lascio perdere.
E ritorno nel guscio a continuare a vivere come sempre: da single.
Tornando alla scelta ne ho fatta una che un pò mi mette in crisi, ma ormai è bella che fatta. Ho comprato casa. O meglio un appartamento, quello nel quale già abito. Non sono diventata improvvisamente ricca ho semplicemente firmato delle scartoffie da dove si evince che ho contratto un mutuo da pagare tutti i mesi per i prossimi trenta anni. Debbo ammettere che la cosa mi sconvolge parecchio perchè temo sempre il peggio.
E se non riuscissi a pagare, o se succedesse altro che mi mettesse nella condizione di non poter far fronte ai miei impegni non so cosa e come potrei risolvere la cosa. Mi angosciano questi pensieri, ma nel contempo penso di potercela fare. Ho superato cose ben più pesanti e vuoi che non riesca a diventare proprietaria esclusiva del mio appartamento trascorsi i fatidici trenta anni?
Oddio, a dirla tutta trenta anni sono tanti, ma a conti fatti avrò raggiunto la maturità della seconda giovinezza, d’altronde ne avrò soltanto cinquantanove nel 2040

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12 Apr 2010

Parentesi distruttiva

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E’ una considerazione forte della quale mai avrei pensato di ammetterne la concretezza apertamente come quella di non riuscire a sapermi perdonare per come sono. Non sono mai riuscita ad aprirmi nemmeno con me stessa, con quella che rimane dietro le quinte dal teatro della mia vita, nascondendo le paure e vivendo con esse sempre nel silenzioso percorso che ho scelto di perseguire. E’ la mia vita. Ed è fatta di semplici cose contornata da pochi affetti, con l’inquietudine che non mi lascia mai. Mi manca sempre qualcosa, il mio spirito è alla sua ricerca ed io non riesco a contenerne il bisogno mai definito. Ma non so cos’è, proprio non lo so. Avverto il bisogno di un abbraccio, ma nessuno mi stringe, nessuno mi dice: non preoccuparti, non avere paura perché ci sono io a proteggerti, a toglierti le castagne dal fuoco e a sbucciartele pure. [non lo accetterei, ma mi piacerebbe poterlo sentirmelo dire] Non c’è nessuno se non me stessa a preoccuparsi, a proteggersi dalle insidie e dai pericoli e dai problemi sempre presenti. Non mi danno tregua le preoccupazioni, mi fanno dormire poco la notte, mi fanno sentire addosso quel senso forte di sopportazione. Ed io mi adatto male. Sono stanca. È una battaglia giornaliera e credo di non poterne più, perché sento mancare le forze ed il coraggio ed ho paura di non farcela. Talvolta, penso che non poter contare sulla propria famiglia è davvero una sorta di condanna da scontare della quale non ci si può liberare. Io credo di non avercela una famiglia, e forse non l’ho mai avuta. Forse me la sono soltanto inventata ed ho pensato invece che fosse reale. Forse era una visione generata dalla mia mente e magari non ho mai avuto un padre che mi adorava, o una madre che non è morta, o una sorella per cui daresti la vita per il bene che le vuoi. Forse non è vero niente, loro non esistono, forse non esistono. Forse una famiglia non ce l’ho. Allora chi sono io? Cosa ci faccio qui, perché ho un nodo che mi serra la gola se penso alla mia famiglia. Se non esistono non dovrei provare questa struggente tristezza che mi sta affliggendo. E’ come essere morta la solitudine. Perché quando si è morti ci si sente soli ed io sola lo sono davvero. È una follia tutto quanto. Mi torna in mente mio padre e di quella volta in cui mi diceva che qualunque cosa potesse accadere le sua braccia sarebbero state pronte ad accogliermi. Il solo pensiero mi faceva sentire bene.

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23 Mar 2010

Appetito elegante

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Non era nei miei programmi ritrovarmi a cena presso il ristorante scelto dalla mia amica, perché se avessi immaginato come sarebbe andata avrei declinato l’invito [alla romana] sin dal primo momento. Sebbene le scarse disponibilità economiche del momento [non è che gli altri siano migliori] mi inducevano ad optare per la pizza da asporto accettai comunque, proponendomi di risparmiare su altre cose pur di uscire e gustarmi una cena come si deve. Tutto sommato potevo permettermelo. Immaginavo già un bel piatto di lasagne fumanti ed una generosa porzione di pollo al forno con patate arrosto [sono tradizionalista] Appena giunte comprendo di non trovarmi nella trattoria sotto casa, ma in uno di quei ristoranti dove i camerieri ti tengono sott’occhio e non ti mollano nemmeno se vuoi andare alla toilette per riappropriarti di un po’ di te stessa o liberartene.
Che appena sei a tavola in men che non si dica una mano molto discreta ti sistema il tovagliolo sulle gambe. Un’altra ti riempie il bicchiere a metà di continuo [perché forse mirano a renderti allegra, è una tattica] Senza contare che nel menù ricco e sofisticato erano assenti le lasagne ed il pollo che speravo di mangiare, delle patate arrosto non era presente neanche l’ombra e tanto meno vi erano elencati i prezzi.
Malgrado lo sconforto tengo a bada il mio disorientamento. Rivolgo lo sguardo alla mia amica per comunicarle che avrei voluto trovarmi altrove invece di sorbirmi tutti quegli eccessi pieni di vuoto, ma incontro il suo contrastante sguardo di fuoco che mi zittisce. Si presta ad ordinare più piatti perché è sua intenzione farmi assaggiare più cibi. Le portate contengono pietanze microscopiche situate elegantemente su piatti enormi [i piatti enormi li adoro] alcuni dei quali lasciano molto a desiderare.
Vedere ammassato sotto forma di un cilindro basso e piatto quello che comunemente si chiama risotto non mi sembra affatto invitante.


E un filettino di spigola di tre centimetri per cinque ricoperto di zucchine affettate e ridotte a metà, con tre piccoli cubetti di carota lessata ed un filo di salsa verde pisello che disegna un ghirigoro sul fondo del piatto, mi ha fatto intendere che lo chef era intinto di parecchia parsimonia. Non saprei però dargli una definizione per il suo dessert esibito come una roba liquidosa, di un colore non ben definito infilato dentro ad una coppetta insieme ad un biscotto a forma di bastoncino.

Evito di riportare le ulteriori portate, ma non posso fare a meno di dire che erano trascorse quasi tre ore dal momento che avevo messo piede in quel luogo. La mia amica si accorse che la mia infinita pazienza stava per giungere alla fine e così chiese il conto che arrivò puntuale custodito in una elegante cartellina insieme al cameriere che rimase immobile dopo averla sistemata sul tavolo. Non potevo nemmeno fare le facce liberamente per via della somma [sicuramente] esosa in sua presenza, e così rimasi impassibile sistemando le banconote all’interno della cartellina mostrando ipocritamente un’aria da sufficienza che si addice alle circostanze.
Quando uscii dal ristorante avevo le tasche alleggerite e la pancia vuota, ma nonostante tutto provavo una grande liberazione che mi faceva provare un gran bene.
Era giunto il momento di scrollarsi di dosso tanta classe.

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15 Mar 2010

Il soggetto ideale chissà se esiste

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Ho già avuto modo di parlare di relazioni ideali e vorrei continuare a farlo. Parlarne si, e non propriamente di relazioni ma di quello che mi aspetto o quanto meno ritengo di aspettarmi da un uomo. Tutto quà. Ho smesso di sognare e di conseguenza ritengo di esprimere un desiderio che nulla ha a che fare con il condizionamento legato ai sogni.
Vorrei un uomo sincero e non in senso lato, ma seriamente sincero. Se gli chiedo se mi ama ancora vorrei che fosse preciso, magari apprezzerei che mi dicesse “non lo so” oppure “devo pensarci” piuttosto di ricevere una risposta falsa. Vorrei che fosse immune dall’irascibilità e da tutto quello che essa provoca. Vorrei che non fosse un fanatico del pallone, ma che si interessasse anche ad altro: libri, cinema, teatro e che avesse una cultura di base, e non sto dicendo che deve saper recitare la Divina Commedia ma vedere che il suo interesse vada oltre gli scritti di Bruno Vespa renderebbe il mio trasporto più largo. Vorrei pure che a letto non dovessi essere sempre io a trascinarcelo e spogliare, e coccolare, e sentirmi dire che deve alzarsi presto e non se ne fa niente. E tanto meno vorrei sentirmi dire “usami, fai di me ciò che vuoi”. Vorrei che fosse soddisfatto del suo lavoro, ma qui si mette male perché diventa difficile. Vedi gli agenti immobiliari, i bancari, gli assicuratori, non ne troverai uno che la sera quando vi ritrovate dentro le quattro mura domestiche sia in grado di dire e raccontare la sua soddisfacente giornata lavorativa, piuttosto narra le sue esperienze come gesta vane di un incompreso. Sono da scartare anche quegli uomini che si credono aspiranti scrittori, pittori, chitarristi mediocri perché non faranno altro nella vita che lamentarsi e dare contro a questo o a quello accusando chiunque di avergli fregato l’idea o quant’altro e messo fine ad una ipotetica carriera mai iniziata.
Mi rendo conto che divento noiosa e forse paranoica, ma incontrare qualcuno che non sia . . . . . . [lascio a voi l’appellativo] è arduo.
Io vorrei soltanto che fosse un uomo vero capace di regalarsi con naturalezza.
Non mi pare di chiedere la luna, o forse si?
Debbo reputarmi fiduciosa nelle risorse del genere maschile: è una speranza.

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03 Mar 2010

Le occasioni cambiano la vita

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Le occasioni non giungono una per volta per poterle assaporare e goderne, come potrebbe essere auspicabile, no affatto, non è mai così.
Sopraggiungono  improvvisamente in un numero considerevole e tutte allettanti mettendoti nella posizione di fare delle scelte che potrebbero dare una svolta decisiva alla tua vita.
Ma quando ne vuoi prediligerne una al posto di un’altra allora si presenta il problema, perchè riuscire a trasformarle in occasioni diventa difficile e non dovrebbe farti perdere la ragione solo perchè vuoi trasformarla in una bella alternativa.
Come se ciò che ti giunge sia una sorta di possibilità che qualcuno ha deciso di farti vivere, scombinandoti i dettagli dei piani che ti eri prefissata. 
E poi scegli, magari un tipo di lavoro o illudendosi che l’uomo del quale sei innamorata è quello della tua vita per poi accorgerti che proprio la tua è stata una scelta sbagliata, e che malgrado ti sia giunta come probabile e giusta risulta invece decisamente opposta, lasciando l’amaro in bocca.

Pur tuttavia, malgrado le delusioni provate, per qualche misteriosa ragione ti senti di pensare che ne è valsa la pena aver vissuto quel pezzo di vita che ha costellato quel momento.
Hai fatto la tua parte ed hai vissuto una esperienza che in qualche modo è riuscita ad arricchirti nonostante i non probabili risultati, e questo ti rende protagonista.
Se dovessi fantasticare potrei sperare di vivere una vita parallela nella quale gestire più possibilità e farle mie.
Purtroppo, mi è concesso vivere una sola vita ed è  bene che vi soggiorni a pieno.

Fra tutte le occasioni che potranno presentarsi nella vita continuerò a fare cadere la scelta su di una, serbando la possibilità di goderne la sorpresa che mi riserva ed illudermi di aver fatto la scelta giusta.

 

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27 Feb 2010

Tra una parola e l’altra c’è qualcosa …

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Sono rimasta a casa a bazzicare avanti e indietro perlustrando ogni angolo, giungendo a fine tour in bagno.
Appena entro incontro il mio sguardo riflesso allo specchio e noto quell’evidente broncio stampato sulla faccia che modifico all’istante grazie ad una smorfia.
A dirla tutta, quest’ultima non è che
abbia sortito grandi cambiamenti del tipo grande entusiasmo con annesso sorriso smagliante.
Affatto.
Nulla di tutto questo.
Ha soltanto modificato lievemente i contorni al broncio originario.

Dedico le mie attenzioni, a questo punto ai capelli che spazzolo raccogliendoli su, ma li libero quasi subito dopo averli imprigionati sotto la tortura di alcune forcine.
Ma si sa che, quando giungono le idee arrivano numerose come quella di farmi le treccine che definirei un gesto di infantilismo estremo.
Le ho sistemate ai lati del viso constatando che mi davano un’aria da ragazzina sbarazzina, ma decisamente improponibile [chissà perché i capelli si accorciano con le trecce, si lo so ma voglio esternare di proposito tale pensiero e dirlo lo stesso]
Così ho slegato le trecce e lasciato in pace i miei capelli, ma non è bastato perché quando il livello della assurdità raggiunge certi limiti si infierisce e lo si fa senza badare a spese.
E così mi sono dedicata ad una delle cose che non si farebbero neanche sotto tortura: ho poggiato la testa lungo le piastrelle mentre ero presa da una decina di minuti di sconforto, come per cercare una sorta di conforto scambiando le piastrelle per una persona che sarebbe stata capace di sostenermi.
Alle immaginarie coccole è seguito il gesto bizzarro di sedermi sul pavimento trascinandomi l’asciugamano e dato che la destinazione nella quale ero giunta non mi dispiaceva sono rimasta lì come una scema in totale solitudine confidando in una assoluta privacy.
Purtroppo non si è mai soli, difatti vengo sorpresa dal mio gatto che è sopraggiunto quatto quatto con lo sguardo che sembrava dirmi cosa cavolo ci stavo a fare lì sfiorando pericolosamente lo stato puro del patetico.
Lentamente si avvicina, mi sfiora il viso con il suo testone, allunga la coda e mi guarda come per dirmi:
“ma come sei caduta in basso, ma dato che sei per terra approfitto del momento e mi accomodo in braccio a te”
[approfittatore]
Siamo rimasti lì, sul pavimento per un pò, nello sconforto più silenzioso. Ad un certo punto il suo miagolio ha rotto il silenzio ed ho compreso che si era rotto di fare da supporto alla bella statuina che stavo interpretando.

Mi sono alzata, ho preso in mano quel pò di dignità che mi era rimasta e dato che era ora di cena mi sembrava giusto appagare la voglia di pizza che era sopraggiunta. In un batter d’occhio afferro tutto l’armamentario, sciarpa compresa e vado a mangiare la migliore pizza al salame piccante che Tony [il pizzaiolo che preferisco] abbia mai fatto.
Tornata a casa mi sono barricata sotto al piumone.

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20 Gen 2010

Avventura da raccontare

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Ammetto di non essere una cima in cucina, ma quel poco che conosco a me basta, anche perché penso che piazzarsi per delle ore davanti ai fornelli non so quanto possa risultare utile dato che non so cucinare e sforno obbrobri che farebbero rabbrividire anche una persona di bocca buona. 
Tuttavia, qualche sforzo di tanto in tanto lo faccio e così ho provato a cucinare un piatto dalle caratteristiche peculiari.
Non è che sia una gran specialità sia chiaro, è soltanto sano, non è grasso, è pronto in cinque minuti, neanche tanto costoso.
Ho chiesto al pescivendolo un filetto di trota salmonata sottolineando che mi serviva la quantità per una persona, perché lui è esoso per natura e se non gli rammenti quanta roba ti serve è capace di incartarti tutta la pescheria. Giunta a casa ho dato inizio alla esecuzione della cottura del pesce.
Su una padella antiaderente ho buttatto un po’ di sale grosso ed il filetto dalla parte della pelle ed ho chiuso la padella con il coperchio.
In casi come questo il fuoco ben vivace è essenziale.
Dopo due minuti e mezzo ho girato il filetto e chiuso ancora la padella con il coperchio cuocendo sempre a fuoco vivace. Trascorsi altri tre minuti circa ho tolto il coperchio constatando che il filetto era bello che pronto.
Siccome io gradisco il pesce il più naturale possibile non ho aggiunto né succo di limone, né aglio durante la cottura e tanto meno il vino bianco mangiando il filetto di trota salmonata semplicemente come sopra descritto.

Ora, sono certa che vi state chiedendo a che scopo io abbia voluto farvi partecipi di codesta avventura con la mia trota salmonata, perchè a dirla tutta non è che sia argomento di notevole interesse sociale, nè tanto meno educativo e nemmeno divertente.
Il motivo è presto detto: trovo che questo piatto ha i suoi vantaggi, quello che dopo averlo mangiato ci si sente sazi senza aver esagerato con abbuffate mega, e questo è già una buona cosa, e poi si fa prestissimo a lavare la padella, che non è cosa da poco.

Suvvia, sorridete che la vita è bella a prescindere dalle mie idiozie ..

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15 Gen 2010

Mi sono imbattuta in una cantonata

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Non so se certe cose capitano soltanto a me o sono vittima di comunissimi episodi atti a farmi fare figuracce tipiche stile fantozziano.
Esco di casa e noto un ragazzo dall’aria familiare, avevo netta la sensazione di rivedere una persona  conosciuta l’estate scorsa.
Gli passo accanto un po’ titubante e sento scrutarmi da coloro che stanno in sua compagnia, e lo fanno con l’aria di quelli che sono pronti a dire

"quella ce l’ha con te, guarda che ci sta"

ed il mio imbarazzo a quell’immaginario pensiero mi fa andare via quasi di corsa anche se un ciao mi esce di bocca.
Dopo qualche giorno lo incontro ancora, stavolta è da solo, mi guarda e mi viene incontro sorridendomi. 
Nascondo l’imbarazzo dietro al mio sorriso.
Mi dice come sto ed io di getto gli rispondo che non va tanto bene, ho mal di testa e la luna storta.
Lui si blocca per un attimo,  poi acquista l’aria scanzonata e sorride, mi dice che invece lui sta benissimo.
A questo punto ridiamo e senza accorgercene ci ritroviamo a camminare l’una accanto all’altro come due vecchi amici, ma ormai pronti a salutarsi dopo aver trascorso qualche ora insieme.

Torno a casa,  e penso che in una giornata qualunque mi sono ritrovata in  compagnia di un tipo che credevo di aver conosciuto tempo fa, e che in realtà non era mai accaduto.
Chissà per quale oscura motivazione pensavo il contrario.
Tuttavia, il tempo trascorso tra convenevoli e chiacchere aveva sortito i suoi effetti. 
Mi aveva parlato di molte cose, e fra le tante quella di avere un lavoro poco soddisfacente, di condividere casa con un pappagallo, di avere una amica che non depila le gambe per principio, due amici su cui poter fare affidamento e di adorare il blues.
Ed io,  per non sentirmi da meno ho fatto altrettanto.
 
Gli ho detto  del mio gatto, di quanto mi piace Jean Renò, di quanto adoro le tagliatelle al ragù, degli antidolorifici che mi vanno vomitare, di quanto amo le foto in bianco e nero.

Con il senno di poi, ho avuto una sorta di rinsavimento rendendomi conto di aver parlato di me ad uno sconosciuto.

Ma ormai era fatta, e tra ponderazioni e rimpianti vari mi sono data un coraggio da provetta temeraria e mi sono assolta, proponendomi di porgere ancora fiducia al prossimo.Ho raccontato la cosa al mio amico dirimpettaio, che dopo aver fatto le sue solite insinuazioni condendole con prese in giro, mi tranquillizza dicendo che al contrario di me trova tutto molto intrigante.
Inoltre, pensa che le persone dovrebbero incontrarsi così, come è capitato a me, al di là di ogni probabile occasione.
Tutto sommato dopo averlo ascoltato  pare avermi pure convinta.
Poi mi dice:
"ma quando lo hai visto la prima volta avevi il mal di testa che ti annebbiava gli occhi per averlo scambiato con chissà chi?"

E mi torna in mente quella volta quando lo avevo visto per uno che in realtà non era mai esistito, mentre mi sento come Fantozzi dopo aver preso una cantonata.

 

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13 Gen 2010

E il mondo continua a girare

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Non ho molto da dire, o forse si.
Ho fatto ritorno alla mia solita vita da giorni ormai, e nonostante le mie intenzioni fossero rivolte a tornare tra queste pagine vi era sempre qualcosa che me lo impediva.
Nulla di trascendentale, ma solo più cose che somigliano a quella sorta di risolutezza celata dietro ai classici momenti "no", i quali hanno la capacità di impedirti di fare certe cose.
Mi dicevo che tanto non mi avrebbe di certo cambiato la vita se avessi smesso di scrivere nel blog.
Nessuno lo avrebbe notato e tanto meno ne avrebbe avvertito la mancanza.

Ho dovuto riconquistare il mio gatto che si è mostrato alquanto superbo e privo di comprensione.
Ho strisciato un pò, ma poi quando ho smesso di adularlo è stato lui a venirmi a cercare.
Mi ha mostrato di nuovo l’interesse di un tempo regalandomi persino le sue fusa.
Ammetto che è stato un gran momento ma ora si è stabilizzato, e credo che tutto sommato è stato un bene l’allontanamento transitorio [per il gatto si intende]
Si nota impassibilità nelle mie parole?

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16 Dic 2009

I miei propositi

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Credere fortissimamente di essere migliori e forniti di quella sorta di senso di bontà pare prenderci e avvilupparci più che mai in questo periodo prefestivo.
Ci scopriamo disponibili e generosi sotto certi aspetti, dimenticando a volte, il vero senso delle cose.
Le scambiamo per quei gesti materiali che nulla hanno a che fare con l’indulgenza.
A dirla tutta non faccio poi molto, e quello che faccio rimane circoscritto.
Di recente  mi scopro stranamente egoista, cosa che con la generosità non ha nulla a che fare.
Guardo nella mia direzione con molta più attenzione e mi concentro nella disponibilità di scoprire cose nuove, anche se l’idea di sentirmi buona non è male, soprattutto se i buoni propositi mirano a raggiungere certi scopi.
Ma sono lontana dai buoni intendimenti per questo natale, che a dirla tutta vorrei fosse già finito.
Ho deciso di partire per raggiungere un posto lontano dalla mia quotidianità dove respirare aria nuova potrebbe rinsavirmi e farmi tornare ad essere la solita me.

Le cose stanno così, non vedo una visione campestre della mia vita, ma mi accingo a tirare su le serrande per renderla soleggiata.
Non so esattamente, ma mi prometto di costruire l’impegno per potercela fare.
Ma le cose vanno per gradi, ora debbo far abituare il mio gatto a vivere per un po’ dai miei nonni, rimarrà con loro sino al mio ritorno.
So che a lui piacciono, anche se so che non si abituerà alla mia assenza. Forse lo deluderò, ma anche lui come chiunque dovrà abituarsi alle delusioni e farsene una ragione.

Oddio, rasento un cinismo profondo, e che sebbene mi crea un gran disagio ci rimango dentro immersa sino al collo.
I conflitti parentali permangono.
Ebbene, l’ho detto.

Starò via qualche giorno, giusto il tempo di far andare via le feste, poi faccio ritorno, mi riprendo il mio gatto [sempre se vorrà tornare a casa con me] e farò una capatina nel blog, magari per raccontare di me [a dire il vero non faccio altro]
Ad ognuno di voi che con affetto, o con distrazione, o con diniego, o con antipatia nei miei confronti passa di qua e si sofferma a guardarmi mentre ascolta le mie parole, e magari spesso si sente di regalarmi le sue, lascio il mio abbraccio grande e sincero. 

Detto questo, confidiamo in un 2010 migliore ..

 

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  • K. Gibran

    Chi prova pietà per la donna, la disprezza.

    Chi le attribuisce la colpa dei mali della società, la opprime.

    Chi crede che la bontà di lei dipenda solo dalla propria bontà e che la sua malvagità dipenda solo dalla propria, è uno spudorato.

    Ma colui che accetta la donna come Dio l'ha fatta, le rende giustizia.

  • Antiche locuzioni

    L'anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione e, non sapendo che fare, smania e fuor di sé non trova sonno di notte né riposo di giorno, ma corre, anela là dove spera di poter rimirare colui che possiede la bellezza.

    Platone

    Noi siamo tutti impastati di debolezze e di errori: perdonarci reciprocamente le nostre balordaggini è la prima legge di natura.

    Voltaire

    Il dolore è transitorio, mentre l'oblio è permanente. Nondimeno ciò che è vero è il dolore, non l'oblio.

    Rabindranath Tagore


    Quelli che ci hanno lasciato non sono assenti, sono invisibili, tengono i loro occhi pieni di gloria fissi nei nostri pieni di lacrime.

    Sant'Agostino


    Le ragazze e le mele sugli alberi

    Le ragazze sono come le mele sugli alberi. Le migliori sono sulla cima dell'albero. Gli uomini non vogliono arrivare alla migliori, perchè hanno paura di cadere e ferirsi. In cambio, prendono le marce che sono cadute a terra, e che, pur non essendo così buone, sono facili da raggiungere. Perciò le mele che stanno sulla cima dell'albero, pensano che qualcosa non vada in loro, mentre in realtà "Esse sono grandiose". Semplicemente devono essere pazienti e aspettare che l'uomo giusto arrivi, colui che sia così coraggioso da arrampicarsi fino alla cima dell'albero per esse. Non dobbiamo cadere per essere raggiunte, chi avrà bisogno di noi e ci ama farà di tutto per raggiungerci. La donna uscì dalla costola dell'uomo, non dai piedi per essere calpestata, nè dalla testa per essere superiore. Ma dal lato per essere uguale, sotto il braccio per essere protetta, e accanto al cuore per essere amata.

    William Shakespeare


    All'amata
    Se leggi questi versi dimentica la mano che li scrisse: t'amo a tal punto che non vorrei restar nei tuoi pensieri, se il pensar a me ti facesse soffrire.

    William Shakespeare
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